mercoledì 25 giugno 2008

Il capo è sempre il capo

Se vuoi un lavoro pulito devi fartelo da solo. Gli uomini d'onore come me lo sanno bene, ma dopo anni di vita da strada si tende ad allontanarsi dall'azione e lasciare largo ai giovani rampanti pieni di voglia di fare carriera, tanto entusiasmo poca esperienza . Uccidono una mezza sega e si sentono il nuovo Al Capone, girano con la sigaretta sempre accesa a penzoloni dalla bocca, tirano in aria la coca come fossero coriandoli, spendono grandi somme in vestiti e massacrano di botte il primo coglione che gli pesta un piede, ma la cosa più pericolosa è lo sguardo di superiorità quando vengono dal capo ancora con le mani sporche di sangue esagerando nel raccontare azioni degne di Charles Bronson, con macchine in fiamme , teste che scoppiano e fughe in macchina alla Hazzard.
Ogni tanto bisogna ristabilire le gerarchie, mostrargli il figlio di puttana che c'è in te e le superiore doti da sicario, raffinati da anni di pallottole e fiumi di sangue.
La pianificazione è la fase più importante del lavoro del sicario, ancora di più del cuore di pietra. Una piccola dimenticanza o sbavatura ed il gioco è finito. Ieri verso le 22 ho fatto un breve appostamento, giusto per capire le abitudini di Acca: che macchina ha, se è puntuale al lavoro, se gira sola e dove parcheggia quando torna a casa. Avrei potuto stenderla subito, ma non è il mio modo di agire, troppe persone in giro e Riccione di sera è troppo caotica. Uccidere è facile, fare un lavoro pulito è arte.
Oggi era il giorno. Il suo ultimo giorno. Vado al bar a prendere un amaro forte e deciso. Sono in anticipo. Mi apposto in macchina e aspetto che Acca ritorni a casa. Eccola arrivare. Puntuale, come previsto. Scende dalla macchina. Estraggo lo strumento. Un colpo secco alla schiena. Fine della storia. Nessuno mi ha visto.
Il re di picche è mio.

Pinza, capo della Mano di Dio